Incontro con l’autore Rocco Carella

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Il 7 settembre scorso abbiamo incontrato Rocco Carella, autore del romanzo “Spalla di Murgia” edito da Edizioni Creativa, sotto l’accogliente pergola della Rosa Blu a Bari-Ceglie, un evento atteso e partecipato come sempre quando Rocco propone una sua nuova opera.

Il romanzo narra della Murgia, altopiano dell’entroterra pugliese, da oltre dieci anni Parco Nazionale dell’Alta Murgia, una narrazione contestualizzata agli anni 80; furono gli anni in cui la Murgia perse una sua consistente parte a causa del folle spietramento che trasformò impetuosamente estese aree pseudosteppiche in aree coltive, normalmente a grano, che presto si rivelarono improduttive e fallimentari, sul piano produttivo e ancor più su quello paesaggistico-ambientale.

L’incontro con l’Autore ci ha offerto diverse riflessioni sui diversi episodi del libro ma su uno, “La milanese”, si è fatto il focus principale.

La milanese è il personaggio emblematico dell’affare, del business, dell’opportunità da cogliere al volo e ad ogni costo, a costo di usurpare una tenuta tramandata e custodita con cura dalle sequenze generazionali di una famiglia; una spalla di Murgia estesa ed intatta dai tempi remoti con un perastro millenario grandioso e vigoroso, uno jazzo ancora mantenuto come in passato e una masseria, una tenuta scampata al quel folle spietramento grazie alla lungimiranza di Nuccio Panaro, proprietario e custode di quei beni, che saggiamente ritenne insensata la pratica della trasformazione estensiva della Murgia.

La manager milanese approda sulla Murgia e scoprendone questo lembo così esteso ed intatto pensa subito al suo nuovo business, realizzarvi un resort lussuoso, trasformando tutto quello che era stato conservato e custodito dalle generazioni di quella famiglia, ma il suo progetto si scontra con la tenacia di Nuccio che rigetta ogni allettante proposta di vendita.

Su questo episodio, per quanto verosimile, ci siamo soffermati con l’autore a considerare quanto l’insidia usurpante e “colonizzatrice” oggi sia forte nei nostri territori pugliesi, il Salento ne è testimone, in cui spesso, in nome di investimenti da parte di avvincenti imprenditori che promettono ricadute positive e ricchezza per il territorio, si fanno espropriazioni di valori, storia, identità, di cui la comunità viene definitivamente privata, verosimile una colonizzazione in nome dello sviluppo economico che concretamente non da le ricadute e la ricchezza promesse, anzi genera un dissesto socio-economico nella comunità e una ricchezza a vantaggio di pochi.

Il monito, quindi, da questo specifico confronto con l’Autore, è stato quello di fare comunità, dal basso, dalle persone, far emergere così i veri stakeholders, quelli autentici che credono nei valori dei luoghi, nelle risorse che essi esprimono, nella storia che si è stratificata fino ai nostri giorni; partire quindi da una consapevolezza diffusa e su questa sviluppare ogni possibile progettualità partecipata, sarà di certo la via maestra per una crescita vera e coerente a vantaggio di tutti.

Certo, oggi il Parco è garanzia di valorizzazione e tutela dei territori ma la comunità murgiana deve divenire sempre più interprete e attore del proprio futuro, traguardando sempre il futuro delle generazioni che verranno.

 

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